giovedì 2 giugno 2016
"Virtual Week"
il miglioramento della memoria prospettica
Un team internazionale di scienziati ha messo in luce i pregi della Virtual Week. Quest'ultima consiste in un gioco computerizzato che aveva lo scopo iniziale di allenare la memoria prospettica (MP) negli anziani. Si è scoperto in seguito che può essere largamente impiegata anche come strumento di valutazione in pazienti con trauma cranico (TCE).
Per MP intendiamo la capacità di ricordare
intenzioni da svolgere nel futuro e distinguiamo tra intenzioni basate
sul tempo (time-based) e intenzioni basate sull’evento (event-based). Le
prime si riferiscono ad azioni determinate dal passaggio del tempo e vengono recuperate grazie a strategie interne
auto-attivate e controllo volontario. Le seconde vengono recuperate
grazie alla comparsa di uno stimolo esterno e richiedono un minor
coinvolgimento delle funzioni di controllo volontario.
Si è ipotizzato che: le prestazioni
fossero peggiori nei compiti time-based rispetto a quelli event-based e che emergesse una maggiore capacità di apprendimento dei compiti regolari
rispetto a quelli irregolari.
E’ stato condotto un esperimento, in cui si è utilizzata la versione computerizzata della Virtual Week, che rappresenta una settimana virtuale. Ai partecipanti è stato richiesto di ricordare e svolgere 8 compiti di MP per ogni giorno, di cui 4 regolari e 4 irregolari, rispettivamente 2 event-based e 2 time-based.
E’ stato condotto un esperimento, in cui si è utilizzata la versione computerizzata della Virtual Week, che rappresenta una settimana virtuale. Ai partecipanti è stato richiesto di ricordare e svolgere 8 compiti di MP per ogni giorno, di cui 4 regolari e 4 irregolari, rispettivamente 2 event-based e 2 time-based.
I pazienti con TCE hanno ottenuto una prestazione meno accurata rispetto
ai controlli nei compiti di MP, e vengono confermate le ipotesi
secondo cui le prestazioni risultano più accurate nei compiti regolari
rispetto ai compiti irregolari, e nei compiti event-based rispetto ai
time-based. Sono emerse inoltre correlazioni positive significative tra i
compiti di MP e le prove volte a valutare le capacità di ricerca visiva,
monitoraggio e switching attentivo.
Se ne deduce quindi che in futuro potrebbe essere appropriato utilizzare la Virtual Week anche come strumento di riabilitazione della MP, apportando modifiche nella procedura.
Se ne deduce quindi che in futuro potrebbe essere appropriato utilizzare la Virtual Week anche come strumento di riabilitazione della MP, apportando modifiche nella procedura.
mercoledì 1 giugno 2016
Robopsicologia & educational robotics
L'immagine potrebbe sembrarvi fantascientifica, ma non lo è. E' la nuova frontiera di quella che oggi viene chiamata ROBOPSICOLOGIA. Sono stati creati dei veri e propri robot che hanno la capacità di interagire con le persone più fragili o affette da disturbi come l’Autismo, la sindrome di Down e l’Alzheimer. È stato condotto uno studio in cui si è analizzato come i bambini con DSA ( disturbi specifici dell'apprendimento) reagiscono ai robot umanoidi. Lo studio ha dimostrato che un feedback diversificato è più efficace nell’aiutare i bambini e ha mostrato come i bambini autistici siano in grado di interagire con il robot.
Lo studio in questione viene presentato da "Il giornale delle scienze psicologiche - State of Mind".
http://www.stateofmind.it/2016/04/robopsicologia-educational-robotics/
Riabilitazione: il nuovo ruolo dei software
Alcuni scaricabili da internet, altri devono essere somministrati da professionisti del settore. Di cosa stiamo parlando? Dei nuovi software studiati per la riabiltazione neuropsiologica. Questi ultimi prevedono una vasta gamma di esercizi personalizzabili, da svolgere attraverso un computer.
L’utilizzo di procedure diagnostiche assistite da computer in campo neuropsicologico fa ormai parte pressoché integrante della procedura psicodiagnostica da molto tempo. Lo stesso dicasi per l’utilizzo di software applicato alla riabilitazione Neuropsicologica. Di fatto però l’utilità e l’efficacia di tali strumenti era inficiato dai limiti di costruzione degli stessi: erano poco duttili e applicabili generalmente solo in età infantile causa la semplicità di ciò che veniva proposto.
La scommessa costruttiva e terapeutica di psicologi, neurologi e tecnici del settore informatico è stata proprio quella di rendere i software il più flessibili possibile.
In particolare, un nuovo software permette la riabilitazione di persone che hanno subito lesioni cerebrali, sia di tipo vascolare (ad esempio un ictus), sia in seguito a traumi e tumori, o per processi degenerativi. Si chiama COG.I.T.O. e dal 2010 è facilmente scaricabile da internet.
Si tratta di un vero e proprio training: dimostra praticamente quale possa essere il contributo che l’Information Technology è in grado di portare alle pratiche della riabilitazione, e offre un’ampia gamma di esercizi anche per il training logopedico.
Questo nuovo strumento è stato finanziato dalla Fondazione CRT di Torino ed è promosso dalla Fondazione ASPHI Onlus di Bologna.
Gli esercizi proposti corrispondono a diverse funzioni cognitive: attenzione, memoria e linguaggio, attraverso compiti di carattere visuo-spaziale (esplorazione dello spazio, attenzione selettiva, memoria visiva) e compiti di carattere linguistico (espressione e comprensione). Il training neuropsicologico è costituito da esercizi di ricerca e selezione di stimoli, e da esercizi di riposizionamento, riconoscimento e rievocazione di oggetti di uso quotidiano. Il training logopedico è invece costituito da esercizi per la comprensione, oppure per l’espressione orale e scritta, oltre che da esercizi per l’articolazione e la fluenza verbale. COG.I.T.O. è personalizzabile e fornisce stimoli in sequenza casuale, per garantire che gli esercizi siano sempre diversi. I risultati ottenuti sono possono essere registrati, permettendo così di valutare la performance del paziente nel tempo, o di confrontare i percorsi di riabilitazione di soggetti diversi.
Cos'è la Neuropsicologia? Da dove nasce, quali sono le sue applicazioni?
La neuropsicologia è la disciplina che ha come obiettivo lo studio dei processi cognitivi e comportamentali, correlandoli con i meccanismi anatomo-fisiologici a livello di sistema nervoso che ne sottendono il funzionamento.
Un po' di storia:
Il termine neuropsicologia venne utilizzato per la prima volta a partire dall’800, momento in cui la disciplina iniziò a distinguersi da campi altrettanto vicini, quali la neurologia e la psicologia, anche se l’associazione tra deficit della funzione mentale e lesioni cerebrali risale all’epoca dell’antico Egitto e della Grecia classica.
Tra gli autori dell’800 che hanno gettato le basi verso la moderna neuropsicologia, meritanoo sicuramente essere citati il medico tedesco Franz Josef Gall e il suo allievo Johann Christoph Spurzheim, i quali svilupparono, per la prima volta nella storia della scienza, il “Localizzazionismo”: teoria esplicita delle relazioni mente-cervello.
L’atto di nascita per eccellenza della neuropsicologia viene individuato nella scoperta dell’antropologo francese Paul Broca, che descrisse il caso di un paziente affetto da emiparesi destra, il quale era in grado di comprendere il linguaggio udito e, senza manifestare deficit di intelligenza, era in grado di esprimersi oralmente con le sillabe “tan-tan”. La scoperta di Broca illustrò alcuni principi essenziali su cui si costruisce oggi la neuropsicologia moderna: la mente è costituita da componenti separate e indipendenti; queste componenti sono localizzate in diverse regioni del cervello e le lesioni cerebrali limitate a tali aree possono compromettere in modo selettivo le diverse componenti dell’attività mentale. Furono illustrati, poi, due noti modelli del linguaggio: il modello di Wernicke e il modello di Lichtheim, introdotti rispettivamente da due neurologi tedeschi Karl Wernicke e Ludwing Lichtheim. Il modello di Wernicke, soffermandosi sui pazienti con compromessa comprensione uditivo-verbale e una buona produzione del linguaggio, ipotizzava l’esistenza di un secondo centro.
I deficit neuropsicologici, secondo Wernicke, potevano essere determinati, oltre che dalla distruzione di centri, dalla interruzione delle connessioni tra loro.
A differenza, il modello di Lichtheim era un esempio paradigmatico dell’approccio dei costruttori di diagrammi, attivi nella seconda metà dell’800, in quanto aggiunge ulteriori centri e connessioni.
In riabilitazione:
La neuropsicologia è una scienza interdisciplinare che, alle sue origini, integrava conoscenze da due discipline maggiori: la neurologia e la psicologia. Oggi la neuropsicologia si avvale di contributi da diverse discipline, tra cui: la neuroradiologia, la medicina nucleare e l'elettrofisiologia. I deficit causati da lesioni cerebrali sono indagati da un lato con scopi euristici, per esplorare la struttura funzionale della mente e i suoi correlati neurali (neuropsicologia sperimentale), dall'altro con finalità diagnostiche e riabilitative (neuropsicologia clinica).
Le finalità dell'intervento neuropsicologico sono fondamentalmente quattro:
- in primo luogo esso mira a fornire un quadro completo del paziente, dando informazioni sulle sue abilità cognitive, e in alcuni casi può addirittura essere uno strumento diagnostico indispensabile.
- può fornire indicazioni sull'esito di alcune patologie a rischio di aggravamento.
- contribuisce alla pianificazione dell'assistenza e degli interventi: al di là della diagnosi, molti pazienti sono esaminati per ottenere informazioni dettagliate sullo stato cognitivo, sulla presenza di alterazioni comportamentali e di personalità, spesso con la richiesta di valutare come essi si adeguano alla disabilità.
- valuta la necessità di un trattamento, e in caso affermativo, indirizza un progetto riabilitativo mirato a ripristinare (o sostituire) le funzioni riconosciute come deficitarie, individuando contemporaneamente le abilità residue.
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