Cos'è la Neuropsicologia? Da dove nasce, quali sono le sue applicazioni?
La neuropsicologia è la disciplina che ha come obiettivo lo studio dei processi cognitivi e comportamentali, correlandoli con i meccanismi anatomo-fisiologici a livello di sistema nervoso che ne sottendono il funzionamento.
Un po' di storia:
Il termine neuropsicologia venne utilizzato per la prima volta a partire dall’800, momento in cui la disciplina iniziò a distinguersi da campi altrettanto vicini, quali la neurologia e la psicologia, anche se l’associazione tra deficit della funzione mentale e lesioni cerebrali risale all’epoca dell’antico Egitto e della Grecia classica.
Tra gli autori dell’800 che hanno gettato le basi verso la moderna neuropsicologia, meritanoo sicuramente essere citati il medico tedesco Franz Josef Gall e il suo allievo Johann Christoph Spurzheim, i quali svilupparono, per la prima volta nella storia della scienza, il “Localizzazionismo”: teoria esplicita delle relazioni mente-cervello.
L’atto di nascita per eccellenza della neuropsicologia viene individuato nella scoperta dell’antropologo francese Paul Broca, che descrisse il caso di un paziente affetto da emiparesi destra, il quale era in grado di comprendere il linguaggio udito e, senza manifestare deficit di intelligenza, era in grado di esprimersi oralmente con le sillabe “tan-tan”. La scoperta di Broca illustrò alcuni principi essenziali su cui si costruisce oggi la neuropsicologia moderna: la mente è costituita da componenti separate e indipendenti; queste componenti sono localizzate in diverse regioni del cervello e le lesioni cerebrali limitate a tali aree possono compromettere in modo selettivo le diverse componenti dell’attività mentale. Furono illustrati, poi, due noti modelli del linguaggio: il modello di Wernicke e il modello di Lichtheim, introdotti rispettivamente da due neurologi tedeschi Karl Wernicke e Ludwing Lichtheim. Il modello di Wernicke, soffermandosi sui pazienti con compromessa comprensione uditivo-verbale e una buona produzione del linguaggio, ipotizzava l’esistenza di un secondo centro.
I deficit neuropsicologici, secondo Wernicke, potevano essere determinati, oltre che dalla distruzione di centri, dalla interruzione delle connessioni tra loro.
A differenza, il modello di Lichtheim era un esempio paradigmatico dell’approccio dei costruttori di diagrammi, attivi nella seconda metà dell’800, in quanto aggiunge ulteriori centri e connessioni.
In riabilitazione:
La neuropsicologia è una scienza interdisciplinare che, alle sue origini, integrava conoscenze da due discipline maggiori: la neurologia e la psicologia. Oggi la neuropsicologia si avvale di contributi da diverse discipline, tra cui: la neuroradiologia, la medicina nucleare e l'elettrofisiologia. I deficit causati da lesioni cerebrali sono indagati da un lato con scopi euristici, per esplorare la struttura funzionale della mente e i suoi correlati neurali (neuropsicologia sperimentale), dall'altro con finalità diagnostiche e riabilitative (neuropsicologia clinica).
Le finalità dell'intervento neuropsicologico sono fondamentalmente quattro:
- in primo luogo esso mira a fornire un quadro completo del paziente, dando informazioni sulle sue abilità cognitive, e in alcuni casi può addirittura essere uno strumento diagnostico indispensabile.
- può fornire indicazioni sull'esito di alcune patologie a rischio di aggravamento.
- contribuisce alla pianificazione dell'assistenza e degli interventi: al di là della diagnosi, molti pazienti sono esaminati per ottenere informazioni dettagliate sullo stato cognitivo, sulla presenza di alterazioni comportamentali e di personalità, spesso con la richiesta di valutare come essi si adeguano alla disabilità.
- valuta la necessità di un trattamento, e in caso affermativo, indirizza un progetto riabilitativo mirato a ripristinare (o sostituire) le funzioni riconosciute come deficitarie, individuando contemporaneamente le abilità residue.
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